intervista

educazione civica, questa sconosciuta

10 aprile 2017

Dei problemi legati all’importanza marginale data all’insegnamento dell’educazione civica nella scuola dell’obbligo molto è già stato scritto. Basata, di fatto, tutt’ora sui paletti fissati nel DPR 585 del 1958 dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro, era originariamente concepita come: clima culturale della scuola, ispirato alla Costituzione; come esperienza di vita democratica; come responsabilità di tutti i docenti; come nucleo di argomenti affidati per due ore mensili, nell’ambito dell’orario in vigore, al docente di storia.
Tali direttive, tanto nobili quanto generiche, portarono progressivamente ad una scarsa implementazione di un insegnamento che, oltre a richiedere competenze e materiali di studio specifici, andava a togliere tempo a docenti senza che vi fosse almeno un voto corrispettivo. Facile quindi dire che sarebbe il caso di cambiare rotta, ma c’è chi invece pensa che prima di fare ciò vada cambiato il modo di concepire l’attività didattica diretta alla formazione di cittadini consapevoli, con un effetto a cascata su tutti gli ambiti del vivere in una comunità, dall’economia al lavoro fino al rapporto con le istituzioni e lo Stato.
Portare avanti questo percorso innovativo rappresenta uno dei motivi d’essere dell’Associazione Valeria, la cui presidente Anna Maria Paracchini descrive come un’ “associazione nata con uno scopo di prevenzione rivolgendosi a minorenni nonché a chi si occupa di loro (educatori ed insegnanti), nata dalla consapevolezza che per far sì che determinate cose non succedano occorre che i ragazzi ne conoscano le conseguenze, un po’ come avviene in un contesto di salute pubblica nella opera di informazione ed appunto prevenzione”. L’obiettivo è quello di fare lo stesso per quanto riguarda il giusto vivere all’interno della nostra società, e non come prevenzione come contro la criminalità ma più specificamente come “consapevolezza sul godimento dei propri diritti, e quindi insegnando ai ragazzi cosa vuol dire far parte di una comunità e quali sono le leggi che le regolano”.

Scuola


Una concezione di educazione civica, questa, molto diversa da quella legata all’insegnamento dell’organizzazione dello Stato e del funzionamento dei suoi organi: “Ci basiamo sulla Costituzione insieme alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia proponendo attività che mostrino la partecipazione ad un comunità nel rispetto delle regole, insegnando la positività del rispetto dei doveri per godere dei diritti conseguenti, ovvero che non c’è un diritto senza un dovere”.
Un percorso che più che di educazione civica si può definire come di educazione alla società, che però non viene ancora attuato nelle scuole in quanto non si è ancora arrivati a pensare all’educazione civica come strumento di prevenzione contro la violazione dei nostri diritti.
Per quanto riguarda l’educazione civica a livello scolastico per come è stata concepita fin ad oggi nota un alto livello di disapplicazione?
L’educazione civica così com’è concepita attualmente di fatto non è attuata. Nella nostra attività negli istituti dell’hinterland milanese ci accorgiamo che non è implementata non tanto per mancanza di fondi ma per assenza di strumenti adeguati per chi dovrebbe insegnarla. Non c’è obbligatorietà, non c’è un testo, non si capisce quale sia lo scopo di questo insegnamento. Il tema è stato affrontato in modo piuttosto superficiale.

 

Cesare Germogli de L'indro

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